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Il documento

Ogni quanto si aggiorna il DVR

Non scade a calendario. Ma quando capita una delle cose previste dall’articolo 29, il documento va rifatto entro trenta giorni — e quello è un termine vero.

Aggiornata a settembre 2026 · 5 minuti di lettura

La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: «il DVR quanto dura?». E la risposta spiazza, perché non è un numero: il DVR non ha una scadenza. Non vale un anno, non vale tre, non vale cinque. Un documento fatto nel 2019 può essere ancora perfettamente valido oggi, e uno fatto sei mesi fa può essere già da rifare.

Il legislatore non ha legato l’aggiornamento al tempo, ma ai fatti. Ed è proprio questo che lo rende insidioso: una data sul calendario te la ricordi, un fatto no.

Le quattro cose che obbligano a rifarlo

L’articolo 29, comma 3 dice che la valutazione dei rischi va immediatamente rielaborata in quattro casi:

Quando succedeEsempi concreti
Modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro, significative ai fini della salute e sicurezza Una macchina nuova, una lavorazione nuova, un reparto spostato, turni notturni introdotti, un capannone in più
Evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione Esiste una soluzione più sicura di quella adottata, e ora è alla portata dell’azienda
Infortuni significativi Un infortunio che rivela un rischio che il documento non aveva previsto, o aveva sottovalutato
Risultati della sorveglianza sanitaria che ne evidenzino la necessità Il medico competente segnala che i giudizi di idoneità raccontano un problema
Da quel momento ci sono trenta giorni

È il termine che quasi nessuno ha in mente, e l’unico numero secco di tutta la storia. Il documento va rielaborato entro trenta giorni dalla causale. E attenzione, perché la legge chiede due cose separate: le misure di prevenzione vanno aggiornate e documentate subito, con immediata comunicazione al RLS; il documento entro trenta giorni. Non si può aspettare un mese per mettere in sicurezza e poi scrivere.

Tre cose che al DVR restano attaccate

1. La data certa

Il documento deve avere data certa, oppure essere sottoscritto dal datore di lavoro e — ai soli fini della prova della data — dal RSPP, dal RLS e dal medico competente dove nominato. Non è un formalismo: è quello che, in caso di controllo, distingue un documento aggiornato per tempo da uno scritto la sera prima.

2. Sta dove si lavora

Il DVR va custodito presso l’unità produttiva a cui la valutazione si riferisce. Se lo studio segue dieci aziende, le dieci copie stanno nelle dieci aziende, non tutte in studio.

3. Il RLS ha diritto di accedervi

Su richiesta, il rappresentante dei lavoratori accede alla documentazione che prova l’aggiornamento delle misure. È un diritto, non una cortesia.

Chi ha fino a dieci lavoratori

Vale la pena togliere di mezzo un equivoco che gira ancora: l’autocertificazione del DVR non esiste più. Era ammessa fino al 30 giugno 2013 per chi occupava fino a dieci lavoratori, e da allora è finita. Oggi chi ha fino a dieci lavoratori fa la valutazione con le procedure standardizzate; chi ne ha fino a cinquanta può usarle. Ma il documento ci vuole, per tutti.

Una cosa nuova, dal 2026

Fra le misure generali di tutela dell’articolo 15 è entrato esplicitamente il rischio di violenze e molestie sul lavoro, per effetto della legge 198 del 2025. Il legislatore non l’ha messo nell’articolo 28, quello della valutazione dei rischi, ma fra le misure di prevenzione: la differenza pratica è che oggi si chiede di programmare misure, non di quantificare un rischio con un metodo codificato. Chi rifà il DVR adesso, però, se ne deve ricordare.

Perché «non scade» è la trappola

Un adempimento con una data si difende da solo: prima o poi qualcuno guarda il calendario. Un adempimento legato ai fatti no, perché il fatto succede in reparto, non in ufficio. La macchina nuova la compra la produzione, il reparto lo sposta il titolare, l’infortunio lo gestisce il capo squadra. Nessuno di loro pensa al DVR — e i trenta giorni cominciano lo stesso.

Il modo pratico per non perderli è ribaltare la domanda: invece di chiedersi «quando scade il DVR?», tenere un elenco di cosa è cambiato in azienda da quando l’abbiamo scritto. Se quell’elenco non è vuoto, la risposta ce l’hai già.

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